World Emoji Day. Il 17 luglio si celebrano le faccine

Chi le ama e le utilizza ogni giorno, sarà felice di sapere che oggi – 17 luglio – si festeggia la Giornata Mondiale delle Emoji, le celebri faccine diventate linguaggio comune nelle conversazioni quotidiane digitali.

Ideata nel 2014 dal fondatore di Emojipedia, Jeremy Burge, questa ricorrenza ricade proprio oggi poiché il 17 luglio è la data che compare nell’icona calendario dei sistemi iOS, approvata come Calendar Emoji 2010.

Probabilmente di origini giapponesi, le faccine (come vengono chiamate abitualmente) oggi vengono utilizzate in sostituzione di veri e propri periodi, per esprimere un concetto, un’emozione o uno stato d’animo e si stima che, ogni giorno, circa un miliardo di emoji vengono utilizzate nelle chat da sole, senza testo aggiuntivo.

Non dobbiamo confondere, però, le emoticon con le emoji: le prime, infatti, sono segni grafici riproducibili con i caratteri della tastiera; le seconde, rappresentano una vera e propria evoluzione stilistica, che le assimila sempre più a delle immagini e trovabili soltanto in un’apposita sezione della tastiera dello smartphone o del pc.

Nonostante la loro data di nascita si attesti intorno agli anni ’90, il trend che riguarda il loro utilizzo è destinato a crescere ancora, tanto da trasformarlo in una materia di studio.

Con un progetto tutto italiano, infatti, è nato un vocabolario e una grammatica legata all’uso delle emoji, che possa così essere compresa universalmente. E, sempre di matrice italiana, è lo sforzo della docente di linguistica Francesca Chiusaroli, che per l’occasione ha anche coordinato una community di specialisti online, di tradurre la celebre favola di Carlo Collodi, Pinocchio: una nuova versione di uno dei racconti più amati dai bambini, in chiave sicuramente digitale.

Questo lavoro si accompagna alle numerose evoluzioni che il mondo delle faccine ha subito negli anni, per adattarsi alle esigenze contemporanee, come – ad esempio – l’introduzione della parità dei sessi, delle varie carnagioni o il cibo cosiddetto etnico.

E, sicuramente, non finisce qui: l’amore per le faccine porterà ancora numerosi studi che ci consentiranno un utilizzo delle emoji sempre più intuitivo e universale.

 

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